Archivio per la categoria ‘customer satisfaction’

 

 

 

Lo shopping online è discreto, facile e veloce. Non c’è da meravigliarsi se gli acquirenti si stanno riempiendo i carrelli virtuali, invece di visitare dei negozi reali.

Lo shopping on-line ci permette di saltare le file, la folla, le spese di viaggio e il problema di parcheggio. Una recente indagine condotta da Lab42 – una società di ricerche di mercato – trovato che il 66% dei consumatori preferisce i rivenditori Web. Quasi la metà dei partecipanti al sondaggio ha completato il 73% dei vari shopping online iniziati.

Nielson ha recentemente riportato che quasi il 50% dei possessori di smartphone statunitensi stanno utilizzando le applicazioni commerciali ogni mese, frequentando eBay, Amazon, Groupon e LivingSocial. Circa 45 milioni di proprietari di smartphone accede ad app di shopping-e-commerce ogni mese.

Voi che fate? Io devo dire che li uso :)

marketingando

Perché spendere ore e ore per la creazione di contenuti web, blog, tweet, rispondere ai commenti, e scrivere recensioni? Non per la vostra salute, certo. Si fa per attirare e coltivare i clienti che acquistano il vostro prodotto o servizio. Ma alcuni passi falsi non professionali potrebbero danneggiare la reputazione online e indirizzare i clienti direttamente sul sito del vostro concorrente.

1. Avere un sito “mozzo”
Quando le piccole imprese non sviluppano business online, investono poco nella progettazione e manutenzione del sito. In genere si soffermano a creare la pagina “Chi siamo” se non peggio pagine con su “Coming Soon”, o ancora blog che consistono di due post datati 2007. Ecco il problema: anche se i clienti non fanno acquisti on-line, potete scommettere che condurre una ricerca on-line su un sito web abbandonato fa un’impressione inutilmente negativa.

2. Perdere la calma con clienti arrabbiati
Non importa quanto sia eccellente il vostro prodotto o il vostro servizio clienti, qualcuno scriverà sempre viziose recensioni online. Se vi viene fatto un reclamo valido, rispondete con calma e con una proposta risolutiva. Non fate che la rabbia abbia il sopravvento. Le persone ragionevoli sconteranno recensioni insolitamente vendicative, e clienti felici probabilmente saliranno a vostra difesa.

3. Partecipando a dibattiti antisportivi
Leader di pensiero a volte si imbattono in dibattiti vivaci, che terminano senza rancore. A volte, però, queste conversazioni prendono una piega infelice e se un argomento rimbalza su blog, Facebook o Twitter, ricordate questo: Stai combattendo in pubblico, e la vostra reputazione prende un colpo ogni volta che si colpisce sotto la cintura.

4. Esprimere opinioni controverse
Con l’interazione pesante tra i principali social network, Facebook, Twitter e LinkedIn, le persone possono facilmente confondere la linea di demarcazione tra la loro vita personale e professionale. Ed è per questo che si deve esercitare cautela quando si esprimono punti di vista potenzialmente controversi. Ad esempio, una dichiarazione politica stridente – di parte – effettuata tramite il vostro account Facebook vale la perdita di business da un contatto professionale di LinkedIn?

Bisogna sempre tener presente che ci vogliono anni per crearsi una buona reputazione e basta poco per distruggerla.

Se non li aveste letti vi allego due case history Patrizia PepeTezenis.

Il marketing esperienziale passa anche attraverso il passaparola, e sappiamo bene che le raccomandazioni che ci vengono fatte da amici e familiari – nonchè il patrimonio generato dal user-generated content (UGC) – sono informazioni in cui crediamo maggiormente rispetto ad altre fonti.

indagine nielsen

Ed è anche quello che appare da un’indagine della Nielsen in merito alle fonti cui ci affidiamo per l’acquisto di prodotti che vogliamo o di cui abbiamo bisogno.

Pare che in Europa il campione intervistato reagisca così:

  • 89% si fida (completamente o in parte) delle raccomandazioni che riceve da amici e familiari.
  • 64% si fida dei commenti di altri consumatori online.
  • 48% si fida di ciò che legge sui giornali. 

mentre negli Stati Uniti la reazione è questa:

  • 90% si fida (completamente o in parte) delle raccomandazioni che riceve da amici e familiari.
  • 68% si fida dei commenti di altri consumatori online.
  • 61% si fida di ciò che legge sui giornali.  (more…)

Da un sondaggio condotto da Ipsos OTX e Ipsos globale @ dvisor su 24 paesi statunitensi, risulta che nonostante l’adozione degli SMS nelle comunicazioni personali sia diffusa, la maggior parte (86%) delle persone preferisce ancora ricevere le offerte promozionali via e-mail. Stesso vale per i professionisti delle aziende.

digital-communications-consumers-ipsos, marketing esperienziale

Tra gli americani intervistati (69), solo il 14% preferisce ricevere messaggi promozionali tramite la messaggistica di testo.
E tra questi un 21% è composto da un pubblico più giovane (sotto i 35 anni) e un 23% da quelli a basso reddito.

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Vi allego un’infografica che spiega come fare con successo una Call to Action.

Intanto definiamo cos’è la Call to Action: letteralmente “invito a compiere un’azione”. Con questa formula si intendono gli elementi che vengono studiati per indurre l’utente a compiere una determinata azione come l’iscrizione ad una newsletter, la compilazione di un modulo informazioni o anche l’acquisto di un prodotto in vendita. Gli elementi “call to action” possono essere di diversa natura, il più conosciuto è la landing page una pagina studiata nei minimi dettagli dove ogni sua parte ha la funzione di convogliare l’attenzione dell’utente e spingerlo a compiere l’azione desiderata.

Quindi ecco cosa fare:

- siate diretti, usate un linguaggio semplice e chiaro

- ripetete più volte la CTA

- sinceratevi che i link funzionino

…e cosa non fare

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Secondo un nuovo studio condotto da Zmags, tra i vari canali commerciali digitali messi a disposizione per i consumatori di oggi, nella scoperta di nuovi prodotti, pare che la maggior parte degli acquirenti on line preferisca utilizzare siti Web tramite PC o laptop o siti mobile basata su browser tramite smartphone piuttosto che applicazioni mobili.

marketingando, statistiche, consumi onlineTra i consumatori online intervistati (definito nello studio come persone che fanno acquisti tramite PC / notebook, smartphone o tablet) risulta che:

  • 87% preferisce navigare e acquistare da siti web tramite PC o laptop
  • 71% preferisce ancora in-store shopping
  • 14% preferisce i siti mobili basati su browser tramite smartphone.

Circa il 9% dei consumatori online preferisce navigare e fare acquisti tramite tablet, mentre solo il 4% preferisce fare acquisti tramite smartphone o tablet app.
Di seguito, i risultati supplementari da Zmag del rapporto intitolato ”Meet the Connected Consumer: How Tablets, Smartphones and Facebook are Changing the Ways Consumers Shop.”
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