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Data la mia provenienza aziendale non potevo non condividere questa infografica prodotta da l’Economist Intelligence Unit che per anni ha raccolto dati per realizzare una classifica delle città del mondo in cui costa di più avere un’automobile.automotive, marketing, marketingando

Con il colore blu scuro viene indicato il costo sostenuto per l’acquisto di un’auto (riferito al 2010).

Con il colore azzurro si evidenzia quanto costa mantenere nei tre anni successivi l’auto acquistata.

Secondo l’Economist la città dove è più costoso possedere un’auto è Shanghai in Cina, Roma è piazzata al quarto posto dove pare che la manutenzione dell’auto risulti particolarmente costosa rispetto al costo del veicolo.

I prospects sono ambiti da tutti…e portarli a diventare customers non è sempre un percorso facile.

La verità è che i prospects possono avere desideri diversi rispetto al prodotto o servizio che gli offriamo, ma le caratteristiche che portano ad una vendita sono le stesse indipendentemente dal target di riferimento.

Vediamo alcune caratteristiche condivise da molti marketers:

1. I prospects sono scettici. Molte volte si sono trovati di fronte a promesse mai mantenute o ad aspettative mai soddisfatte. Per questi casi si guadagna un vantaggio immediato quando ci si pone come una fonte credibile che capisce cosa vuol dire camminare con le loro scarpe.

2. I prospects sono inondati di messaggi. Si sa, abbiamo mail e posta sempre piena di messaggi, per cui a meno che non abbiate un’operazione di marketing davvero esemplare, sappiate che è uno dei tanti che si aggiunge alla massa. Differenziatevi dalla concorrenza.

3. I prospects desiderano che gli venga indicata una direzione. Se avessero capito come eliminare i loro problemi, non avrebbero mai iniziato a cercare soluzioni. Quindi non esitate a condividere un pò di conoscenza e dare istruzioni dettagliate sullo step successivo.

4. Ai prospects non piace la pressione nella vendita. Evitate inutili pressioni di vendita, siate cordiali, stabilite fiducia e coinvolgete i prospects nelle vostre iniziative. 

5. I prospects hanno paura dell’ignoto. Comunicate con chiarezza ciò che avviene dopo la vostra offerta, fate in modo che la trasparenza metta a loro agio chi sta cercando di chiarirsi le idee sul prodotto o servizio.

6. I prospects necessitano di tempo per giungere a una decisione d’acquisto. Non è possibile determinare quanto tempo ci voglia per raccogliere informazioni, analizzare i dati e decidere di acquistare – tale decisione è basata sul comfort personale. Tuttavia, porre delle scadenze spesso aiuta ad accelerare il processo.

Ogni volta che si organizza un evento, una fiera, il pensiero per un marketing manager è anche quello di misurare l’impatto che ha sulle vendite e sui ricavi (ROI).

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Secondo lo studio, realizzato da Engagement Event, rilasciato dal CMO Council e condotto in collaborazione con Exhibit & Event Marketers Association (E2MA) 9 intervistati su 10 dicono che gli eventi continuano a detenere un certo livello di importanza e valore per la loro organizzazione (89%), mentre il 31% di loro considera essenziale la realizzazione di Engagement Event.

Ritorno sul tema del social media manager…condividendo questa presentazione che mostra un’indagine condotta nel 2013 da RAGAN & NASDAQ OMX CORPORATE SOLUTION SURVEY RESULTS.

Il Social media Manager nasce da un’esigenza, ma siamo sicuri che sia davvero un’esigenza?

Da quali obiettivi partiamo?…e cosa altro possiamo apprendere dal mercato social?

Sfogliatela :)

La BBC ha riportato lo studio fatto dalla InSites Consulting, che ha intervistato più di 3.600 proprietari di dispositivi digitali in Australia, Singapore, India, Emirati Arabi Uniti, Sud Africa, Polonia, Germania, Francia e Stati Uniti, al fine di determinare le abitudini dei cittadini sul consumo delle notizie nell’era digitale: TV, smartphone, tablet e computer portatili messi a confronto.

I partecipanti all’indagine dispongono di reddito elevato e posseggono almeno tre dispositivi tra televisione, tablet, smartphone e laptop/desktop.

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I principali risultati indicano:

  • Il 43% dei possessori di Tablet guardano il telegiornale sul mobile.
  • I giovani professionisti, tra i 25 e i 34 anni, sono i più grandi appassionati di notizie.
  • Gli utenti spesso utilizzano dispositivi in ​​tandem: 83% degli utenti tablet dicono di aver usato il loro tablet mentre guardavano la televisione.
  • La TV domina ancora su un uso complessivo, che costituisce il 42% delle notizie, rispetto ai computer portatili (29%), smartphone (18%), e tablet (10%).

In merito alla pubblicità:

  • Il pubblico si aspetta di vedere più pubblicità sul mobile (79% tablet, smartphone 84%), che in TV (87%) e on-line (84%).
  • La gente “risponde” alla pubblicità, con 1 utente su 7 che afferma di aver risposto a un annuncio su cellulari nelle quattro settimane precedenti, mentre le risposte vs la TV e i pc sono 1 su 5 e 1 a 4, rispettivamente.

La trasmissione Niente di Meno mi ha invitata a parlare di comunicazione. Mi sono chiesta ma qual è la relazione che c’è tra la comunicazione digitale e la tematica della disabilità?

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Facendo una ricerca ho trovato dei dati Nielsen (anno 2012) che condivido e commento.

Nel corso del 2012, sono stati pubblicati oltre 70.000 messaggi sui temi legati alla disabilità. I principali attori: giornalisti e blogger, dedicati a diffondere notizie, proposte di legge, nuovi servizi ed esperienze personali. A questi si aggiungono i cittadini che denunciano i fatti di cronaca ed il tema più trattato è quello delle barriere architettoniche. Possiamo infatti dire che uno dei poteri della comunicazione digitale è quello di potenziare il senso civico delle persone. Il web crea e diffonde non solo informazioni, ma una vera e propria “cultura sulla disabilità”.

Nell’ultimo anno sono stati pubblicati 6.000 messaggi, che affrontano direttamente i problemi dei parcheggi, dei mezzi pubblici di trasporto, delle condizioni delle strade e dell’accesso ai locali. La gente comune, pur non essendo direttamente coinvolta, è attenta e sensibile nel mostrare solidarietà e pronta a sanzionare i comportamenti scorretti e gli atti di inciviltà.

I mezzi “social” più usati:

  • I Blog - con il 42,4% delle pubblicazioni in rete evidenziano uno specifico interesse sulla disabilità, sono tendenzialmente blog generalisti. Nell’arco di un anno 22.400 blog hanno ospitato discussioni sulla disabilità.
  • I forum, raccolgono il 32,7% delle discussioni e sono il luogo in cui si cerca soprattutto supporto affettivo e sociale in relazione alle difficoltà dirette o indirette causate dalla disabilità. Ed è qui che le donne si mostrano più sensibili e apprensive: sono loro che intervengono maggiormente per i problemi di disabilità dei bambini.
  • Twitter e Facebook: con il 14,1% e 9,7% rispettivamente rappresentano il mezzo più frequente per denunciare dei singoli episodi di disservizi e mala sanità.

Grazie al web si riesce a parlare più liberamente, c’è spazio per esprimere e dare valore a testimonianze toccanti, a storie di esperienze dirette, a temi inediti e questioni purtroppo ancora poco convenzionali. Si parla di disabilità e sesso, e ci si accorge finalmente che non è difficile parlarne, che sul web cadono i tabù.

Vi invito a seguire la trasmissione, che martedì è stata incentrata sulla testimonianza di un padre con figlio autistico davvero interessante. (Link)